Robotica al Laas - Toulouse

E' di un colore rosso acceso, il corpo cilindrico, la testa scura a forma di casco, una telecamera al posto degli occhi. All'altezza del petto porta un monitor touch-screen, sul quale appare un viso di ragazzo che dialoga dal vivo con il visitatore. "Mi presento, sono Rackham" dice "scegli che cosa vuoi vedere e io ti ci porterò".

Per tutta l'estate Rackham, un robot mobile e autonomo, ha fatto la guida all'esposizione BioSpace1 nella Città dello Spazio di Toulouse. Ora è tornato a casa ed è in servizio per presentare il laboratorio dove è nato: il cosidetto polo "Rosa" (da Robot e Sistemi Autonomi) del Laas (Laboratoire d'Analyse et d'Architecture des Systèmes). Un grande loft dove si muovono in perfetta sintonia alcuni robot dai nomi curiosi, come Hilare, Diligent, Lama e Dala, e gli scienziati che li hanno creati. A capo di un' équipe internazionale di una cinquantina di persone (tra ricercatori e dottorandi, non solo francesi, ma anche russi, indiani, inglesi), c'è Raja Chatila, direttore di ricerche del Cnrs, responsabile della Robotica e Intelligenza artificiale, che a metà novembre era a Genova, invitato dalla Scuola di Robotica, per tenere una conferenza dedicata a "I Robot Cognitivi come compagni": una nuova generazione di robot dotati delle capacità cognitive necessarie per operare in situazioni mutevoli e imprevedibili, a fianco degli esseri umani. Chatila, che dopo aver preso un dottorato al Laas ha continuato le ricerche in robotica all'università di Stanford negli anni '80 e poi a Tsukuba, in Giappone, a fine anni '90, oggi è leader e coordinatore del progetto europeo Cogniron (Cognitive Robot companion) che terminerà alla fine del 2007. E Rackhman rappresenta già uno dei primi prototipi  operativi.

Ma cos'è che distingue i robot cognitivi? "Il concetto è nato a partire dagli anni '80, quando si è cominciato a parlare di robot intelligenti, vale a dire capaci di prendere decisioni autonome" spiega Chatila. "Oggi il termine cognitivi indica robot dotati di precise capacità e gradi di autonomia". Quali? "Primo, la comprensione degli spazi: saper individuare e modellizzare gli ambienti. Secondo, l'azione: la pianificazione autonoma del movimento. Terzo, la decisione: non essere solo reattivi, ma anche capaci di prendere iniziative. Quarto, l'apprendimento: imparare a migliorare le proprie azioni e diventare più performanti. Quinto, la comunicazione: saper interagire con gli esseri umani e coordinarsi con altri robot" precisa il direttore delle ricerche. Una sfida che al Laas diventa possibile perchè questo centro del Cnrs (che impiega a Toulouse oltre 500 persone e dispone di 11.400 metri quadri di locali), associato all'università Paul Sabatier, all'Istituto Nazionale Politecnico e all'Istituto Nazionale di Scienze applicate, è dotato di quattro poli scientifici: Microelettronica e Nanosistemi, Modelizzazione, controllo e ottimizzazione dei sistemi, Architetture Informatiche in sistemi critici,  Robotica e Sistemi autonomi. Oltre alla collaborazione trasversale tra questi poli, e alla cooperazione con una sessantina di partner industriali (tra cui Aéreospatiale, Airbus, Alcatel, France Telecom, Thales, Siemens) il Laas è dotato anche di un servizio di supporto per l'elettronica, ottica, meccanica, e informatica, con 27 ingegneri e tecnici che aiutano i ricercatori nella realizzazione di prototipi. E per commercializzare i brevetti più promettenti, dal Laas sono nate già tre start-up. L'ultima, Kineo, propone soluzioni software per il movimento di veicoli autonomi e robot. Ma quali applicazioni potranno avere i robot cognitivi? "Per esempio assistenti professionali, come il Robot Skill Learning, che apprende imitando le azioni e i gesti umani" osserva Chatila. "Per la  simulazione dei movimenti, che viene fatta prima sugli avatar e poi trasferita ai robot, partecipiamo al progetto europeo Movie (Motion in virtual enviroments), al quale collabora anche l'università di Roma". Nel campo paramedico sono in progetto robot assistenti per persone anziane o portatori di handicap. E' in corso l'esperimento "Home Tour", che consiste nel dialogo naturale con un robot per fargli conoscere un ambiente domestico, che lui impara ad esplorare, per muoversi correttamente in tutta la casa. Ma altri robot nati al Laas sono destinati invece ad azioni esterne: come Karma, un dirigibile autonomo, dotato di visione in infrarosso, mappografia e comunicazione wireless, che ha come compito la sorveglianza delle foreste per dare il primo allarme e le giuste coordinate non appena si manifesta un inizio di incendio. "Anche questo fa parte di un progetto europeo, Comets, sul coordinamento e controllo in tempo reale di veicoli volanti di vario tipo" precisa Chatila. "Lavoriamo con università spagnole, portoghesi, tedesche e svedesi". Ma tornando ai robot assistenti e di compagnia, fino a che punto sono prevedibili i problemi e le eventuali minacce tracciati in molti film, da  2001 Odissea nello spazio, a Intelligenza Artificiale, o al recente iRobot? "Il cinema crea attese esagerate e spesso diventa anche fonte di malintesi" osserva il professore. "La tecnologia di oggi è ancora molto lontana dal porre problemi etici rispetto ai robot. Non è detto che un giorno la questione della coscienza, in quanto capacità di autoriconoscimento, non venga posta dalle macchine. Ma non c'è una storia genetica dentro le macchine. E le emozioni, che per gli esseri umani sono vitali, non hanno ragione di manifestarsi nei robot".


Chiara Sottocorona