
Il
lavoro sulla piramide, consolidato dalla tradizione fin dai tempi dell'antico
Egitto, è stato affrontato sia da sapienti che da artisti, fino ad arrivare
a Piero Fantastichini, che ha concentrato il suo lavoro su ciò che questa forma
può sprigionare se costretta a subire innumerevoli e a volte impercettibili
modifiche.
Come una pietra filosofale, la piramide si rivela a Fantastichini come l'opera per eccellenza, sempre la stessa eppure mutata ogni volta.
La piramide è una forma che resiste a ogni trasformazione. La riconosciamo sempre, anche sgonfiata.
Simile per certi versi a quello del canadese Michael Snow, il lavoro di Piero Fantastichini si rivolge al medium, innanzitutto per svelare un messaggio inedito a ogni nuova sperimentazione. La gonfiabilità non è dunque che una tappa di questa esplorazione, ma una delle più interessanti, perché indubbiamente contemporanea.
In effetti, ben al di là delle fin troppo semplicistiche connotazioni
erotiche, l'espressione metaforica della piramide che cresce, che si gonfia,
è quella del desiderio quantico. Così come spiegava Shrödinger, "le cose
non sono nulla in se stesse, esse non fanno altro che tendere ad essere".
I quanta tendono alla forma. Il mistero riguarda semmai il "come fanno
a sapere dove vanno?" Seguono un movimento nello spazio. E più il mondo
si smaterializza, più questo diventa movimento, tensione, proiezione.
Insomma, una volta digitalizzato, tutto diventa gonfiabile, o sgonfiabile a
piacere. Gonfiare o sgonfiare la piramide, significa anche esprimere questo.
La forma piramidale può dunque essere considerata, alla maniera di Jean-Pierre
Changeux, un oggetto mentale, ma come proiettata al di fuori del cervello,
così come lo sono molte delle nostre facoltà, che si ripetono e si localizzano
su schermi. Il soffio diventa forma solo se colto dalla membrana di forte caucciù
e questa diventa forma attraverso di esso. In ogni piramide l'analisi del volume
è più acuta di quella del movimento.
La dinamica che l'opera di Fantastichini riflette, prosegue quelle di Boccioni e di Duchamp, e anche di Matisse, per farci percepire non più solo la velocità, il movimento e l'apparire improvviso, ma anche e soprattutto la dinamica del volume degli oggetti. Ma per cogliere pienamente il volume, bisogna immobilizzarlo, se necessita immobilizzarlo in volo.
Allo stesso modo come solo la fotografia può sottolineare il movimento fermandolo, così il volume della piramide fantastichiana non può essere reso meglio che dalla forma fissa.
Qui l'opera di Fantastichini ritrova Laocoonte e i suoi figli.Il momento galileiano
Con la specie di volatilizzazione più o meno irreversibile dei limiti culturali, territoriali, biologici e fisici che il nostro tempo sta attraversando, e soprattutto con la relatività, la fisica dei solidi si complica per il rivenire della dimensione temporale che Euclide vi aveva espulso. Questo nuovo momento ribalta il postulato di Galileo che fu, si dice, perseguitato soltanto per aver sostenuto che natura e cultura (all'epoca l'opposizione era tra Dio e la fisica) sono indipendenti l'una dall'altra. Senza dubbio, come l'inconciliabilità tra la teoria delle onde e quella delle particelle sembra indicarci, la fisica dipende più dal nostro modo di concepire e, cosa a questo strettamente legata, misurare la realtà che non da criteri oggettivi. Al livello del quantum, spazio e tempo si compenetrano. Desiderio e realtà si riavvicinano. La conoscenza e l'esperienza profonda di questa fredda verità della fisica si ricongiungono alla saggezza degli Aborigeni, che sanno da sempre che il nostro principale compito consiste nel sognare bene il mondo, non nel subirlo. Come raccomanda Voltaire nel Candide, "impegniamoci a pensare bene", poiché è ormai da questo impegno che nascerà la realtà. La piramide gonfiabile di Piero Fantastichini ci propone una delle possibili strategie di questo nuovo modo di pensare.
Derrick
de Kerckhove, Direttore del Programma McLuhan di cultura e tecnologia. http://www.arenotech.org.